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20 gennaio 2023

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Un campo di internamento nei Colli Euganei

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Una domenica di gennaio, girovagando in macchina ai piedi dei colli Euganei, passai per caso, o forse no, per un paese chiamato Vo’ Vecchio. Cercando in internet il significato di quello strano nome venni a conoscenza della sua tragica storia.

Nella villa Contarini-Giovannelli-Venier vennero internate il 3 Dicembre 1943, dalla polizia della R.S.I., intere famiglie di ebrei provenienti dal padovano e dal rodigino. Furono inizialmente recluse, ma nutrite e non maltrattate, cosicchè non vi furono tentativi di fuga, le suore si occupavano della cucina e dormivano su sacchi di paglia nelle stanze dei quattro piani della villa; ma il 17 Luglio 1944 truppe tedesche prelevarono i detenuti e li fecero salire sui camion trasferendoli dapprima a Padova e successivamente alla Risiera di San Sabba, e, come ultima destinazione Auschwitz.

Dei 47 ebrei deportati solo 3 donne si salvarono: Bruna Namias, Ester Hammer Sabbadini, e la figlia Sylvia; i loro nomi sono riportati sulla lapide sul retro della villa, la parte più visibile dalla strada, insieme a coloro che non fecero più ritorno.

Il parroco di allora, don Giuseppe Rasia, tenne una relazione molto dettagliata che è possibile trovare presso l’archivio parrocchiale di Vo’ Vecchio.

Ma il campo di Vo’ Vecchio era solo uno dei tanti creati dai fascisti, responsabili pienamente delle deportazioni, nella zona di Padova e Rovigo, come ben descritto dal giornalista Gianni Sartori, nel suo articolo nella rivista “Ristretti Orizzonti”.

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